Corsa All’ Acquisto di Crediti Semi-Deteriorati

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Secondo il Sole 24 ore, la nuova frontiera del settore, sembra essere l’acquisto dei U.T.P Unlikely To Pay, conosciuti anche come crediti semi- deteriorati.

Su 278 miliardi di euro di esposizioni deteriorate lorde delle banche italiane, 99 miliardi sono i cosiddetti Unlikely To Pay che necessitano di valutazione e gestione competenti.

Facendo un passo indietro, è possibile analizzare qualche numero: A settembre 2017 il totale delle esposizioni deteriorate (NPE) nei bilanci delle banche era 278 miliardi di euro al lordo delle rettifiche. Di queste, il 62% erano “sofferenze lorde” (173 miliardi) e il 36% erano “UTP lordi” (99 miliardi), cioè prima di tenere conto delle “rettifiche” che le banche avevano già apportato. Per passare dalle “lorde” alle “nette” è necessario conoscere il “tasso di copertura”. Eccolo: per le sofferenze è il 61,9%, quindi “sofferenze nette” pari a 66 miliardi. Per gli UTP il tasso di copertura è il 33,7% quindi “UTP netti” a 66 miliardi. Sono dati di sistema quindi medi ma aiutano a capire la dimensione del fenomeno. Da tenere presente che una parte dei finanziamenti classificati UTP inevitabilmente si deteriora e finisce tra le sofferenze, mentre un’altra parte, se adeguatamente gestita, torna tra i crediti “buoni”, cioè “in bonis”.

Questa panoramica, spiega il perché della fila degli acquirenti e dei processi in corso: tutte le banche stanno lavorando agli UTP da Intesa san Paolo a Montepaschi, Cariparma – Agricole Italia, fino a Carige.

I compratori sono soggetti specializzati, grandi fondi internazionali come Bain Capital, Cerberus e York, oppure banche internazionali come Deutsche Bank e Jp Morgan ma anche altri gruppi tra cui NPL Opportunities, dopo l’ acquisto di Omniatel società di recupero crediti, aumenta la sua capacità di gestire crediti anche di difficile esigibilità , infatti  “ Chi acquista U.T.P “  dice l’avvocato Antonio Lombardo, partner di Dla Piper, riportato da Il Sole24 Ore – lo fa per gestire processi di ristrutturazione, in alcuni casi convertendo i crediti e in altri casi avviando riscadenziamenti. Tendenzialmente viene trovato un accordo con l’imprenditore oppure c’è la strada del concordato fallimentare che è più lunga, dura e faticosa».

Le aste sono su portafogli costituiti da piccole posizioni oppure su i cosiddetti “singol name”, cioè posizioni importanti verso singoli debitori.

Di recente Cariparma ha venduto circa 450 milioni di utp al fondo Usa Bain Capital Credit, mentre Carige sta andando avanti a ritmo serrato sulla vendita di 1,5 miliardi di Utp. Si tratta di posizioni suddivise per un terzo nello shipping, per un terzo ancora nel real estate e su progetti immobiliari e per la parte restante sul settore industriale. Tra le posizioni maggiori del portafoglio di Utp di Carige ci sarebbero anche la Marina Genova Aeroporto e le attività Leonardo Technology. In corso è poi anche l’asta su circa 250 milioni di Utp che sta cedendo Intesa Sanpaolo.

Questo processo è cosi impattante che sul settore si stanno affacciando operatori che hanno costituito team appositi, è il caso DObank che ha chiamato il manager Andrea Giovanelli, per la direzione UTP&Banking, oppure si fa riferimento sia a specialisti del credito, ma anche a player che in Italia hanno già investito con un angolo legato al mondo del puro real estate.

Infine l’ U.T.P, per chi acquista, c’è un’alea importante nella valutazione perché il cliente potrebbe tornare a performare.

Inoltre bisogna distinguere tra transazioni che hanno come sottostante immobili e gli Utp riferiti invece a crediti verso aziende. Quelli immobiliari sono più facili da valutare, ma il 75 % delle posizioni è verso le imprese.

 

Milano, 30 luglio 201

Massimo